da Viola Amarelli ricevo
a proposito di "Del distacco e altre impermanenze"
Un
libro-esorcismo, quasi sciamanico contro il dolore del lutto. A dirlo non
serve, e non è vero “dirlo serve a me”, a cauterizzare la perdita. Una poesia
lirica, decisamente, ma non sdolcinata né mai lacrimosa, quasi concettuale
nell’affrontare il non senso, con una forte attrazione per il simbolico come
osserva anche Rita (Pacilio), ma un simbolico estremamente concreto, che ricopre/svela il
pudore, la trasparenza di chi resta “incisa nella terra”. Penso sia stato molto
faticoso scriverlo, ma necessario. La parola può aiutare a proseguire, a
tracciare fiati lievi, suoni che forse sono ninnenanne, ma le ninnenanne e le
nenie sono il respiro di cui ogni vivente ha bisogno.