IMG_0795Del distacco e altre impermanenze
Ketti Martino
La vita felice, 2014 pag.72, euro 10,00
La poetica di Ketti Martino racchiude la vita, e in questo titolo Del distacco e altre 
impermanenze, il suo ultimo lavoro raccolto in volume, è racchiusa ma anche esplicitata l’essenza del nostro essere umani,
fallaci e compulsivi nella ricerca di colmare i vuoti che sorgono intorno a noi, al nostro essere quotidiani e animali di gruppo.
La socialità dell’essere, la nascita di nuovi rapporti, nasconde in sé la possibilità del distacco, e quanto sia doloroso Ketti Martino lo sa, ma sa anche che l’impermanenza rappresenta [anche] il mutamento delle cose, non solo il dolore per il distacco totale.
La poetica di Ketti Martino è scevra di romanticismi, di sottolineature dei sentimenti, di forzature per raccogliere consensi facili; lo stile dell’autrice è secco, limato alla perfezionare, ma non per arrotondare, bensì per acuminare, per appuntire, per arrotare. Le sillabe si conficcano nel cuore di chi legge, perché è dal cuore che Martino ha letto e scritto: “Era un fruscio di porte senza pianto/il tuo partire nell’inverno/quell’inverno/che guardava in opposta direzione.”, “L’attesa mi regalò del tempo./Addosso al muro fu eternità di muffa/e disinfettante a forarmi le narici,/uno scrutare afasico nel chiarore/di microcefale: mi feci muta. […] Urtai contro il dolore;/meditavo l’indicibile mentre/il mondo era già sparito.”
Dalla scrittura del suo precedente lavoro, I poeti hanno unghie luride, la poetica di Ketti Martino ha subito una trasformazione importante: dall’esplorazione dell’oggetto poesia si rivolge ora a un  punto interno/esterno di osservazione, un luogo in cui scrutare le dissolvenze dell’anima e le modifiche che gli eventi suscitano in essa. La sua scrittura è più matura, più acuminata:
Il mio sorriso senza bocca squadra
da parte a parte il cielo
racconta la prigione e le convesse vie di fuga.
Dall’esilio, il mio sorriso ingoia solo buio
e cicatrici mangiate come pane.
Tra lo spazio bianco e il rigo, traccio
il mio sorriso e i particolari,
e a volte il vero.
Nell’accurata presentazione al volume, di Rita Pacilio, si legge: ” Senza consapevolezza non c’è scampo, non c’è bellezza,
 né verità materica può aderire al contesto cui appartiene più della propria orma vitale, del proprio passaggio concreto.” E la consapevolezza è l’arma che ha usato Ketti Martino per scrivere questi suoi testi, dove l’impermanenza si scontra con la possibilità di gestire e sopportare il dolore osservandolo attraverso la lente del cambiamento.